1 GIUGNO
SAN
GIUSTINO (m)
Martire
UFFICIO DELLE LETTURE
INVITATORIO
V. Signore, apri le mie labbra
R. e la mia bocca proclami la tua lode.
Antifona
Venite, adoriamo il re dei martiri,
Cristo Signore.
SALMO 94 Invito a lodare Dio
Venite, applaudiamo al Signore, *
acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie, *
a lui acclamiamo con canti di gioia (Ant.).
Poiché grande Dio è il Signore, *
grande re sopra tutti gli dèi.
Nella sua mano sono gli abissi della terra, *
sono sue le vette dei monti.
Suo è il mare, egli l'ha fatto, *
le sue mani hanno plasmato la terra (Ant.).
Venite, prostràti adoriamo, *
in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.
Egli è il nostro Dio, e noi il popolo del suo pascolo, *
il gregge che egli conduce (Ant.).
Ascoltate oggi la sua voce: †
« Non indurite il cuore, *
come a Merìba, come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri: *
mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere (Ant.).
Per quarant'anni mi disgustai di quella generazione †
e dissi: Sono un popolo dal cuore traviato, *
non conoscono le mie vie;
perciò ho giurato nel mio sdegno: *
Non entreranno nel luogo del mio riposo » (Ant.).
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen (Ant.).
Inno
Gerusalemme nuova,
immagine di pace,
costruita per sempre
nell'amore del Padre.
Tu discendi dal cielo
come vergine sposa,
per congiungerti a Cristo
nelle nozze eterne.
Dentro le tue mura,
risplendenti di luce,
si radunano in festa
gli amici del Signore:
pietre vive e preziose,
scolpite dallo Spirito
con la croce e il martirio
per la città dei santi.
Sia onore al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo,
al Dio trino e unico
nei secoli sia gloria. Amen.
1^ Antifona
Salvami, Signore,
per la tua misericordia.
SALMO 6 L'uomo nella prova implora la misericordia di Dio.
Signore, non punirmi nel tuo sdegno, *
non castigarmi nel tuo furore.
Pietà di me, Signore: vengo meno; *
risanami, Signore: tremano le mie ossa.
L'anima mia è tutta sconvolta, *
ma tu, Signore, fino a quando?
Volgiti, Signore, a liberarmi, *
salvami per la tua misericordia.
Nessuno tra i morti ti ricorda. *
Chi negli inferi canta le tue lodi?
Sono stremato dai lunghi lamenti, †
ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio, *
irroro di lacrime il mio letto.
I miei occhi si consumano nel dolore, *
invecchio fra tanti miei oppressori.
Via da me voi tutti che fate il male, *
il Signore ascolta la voce del mio pianto.
Il Signore ascolta la mia supplica, *
il Signore accoglie la mia preghiera.
Arrossiscano e tremino i miei nemici, *
confusi, indietreggino all'istante.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.
1^ Antifona
Salvami, Signore,
per la tua misericordia.
2^ Antifona
Dio, rifugio del povero
nel tempo dell'angustia!
SALMO 9 A, 1-11 (I) Ringraziamento per
la vittoria
Ti loderò, Signore, con tutto il cuore *
e annunzierò tutte le tue meraviglie.
Gioisco in te ed esulto, *
canto inni al tuo nome, o Altissimo.
Mentre i miei nemici retrocedono, *
davanti a te inciampano e periscono,
perché hai sostenuto il mio diritto e la mia causa; *
siedi in trono giudice giusto.
Hai minacciato le nazioni, †
hai sterminato l'empio, *
il loro nome hai cancellato in eterno, per sempre.
Per sempre sono abbattute le fortezze del nemico, *
è scomparso il ricordo
delle città che hai distrutte.
Ma il Signore sta assiso in eterno; *
erige per il giudizio il suo trono:
giudicherà il mondo con giustizia, *
con rettitudine deciderà le cause dei popoli.
Il Signore sarà un riparo per l'oppresso, *
in tempo di angoscia un rifugio sicuro.
Confidino in te quanti conoscono il tuo nome, *
perché non abbandoni chi ti cerca, Signore.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.
2^ Antifona
Dio, rifugio del povero
nel tempo dell'angustia!
3^ Antifona
Dirò le tue lodi, Signore,
nell'assemblea del tuo popolo.
SALMO 9 A, 12-21 (II) Ringraziamento per
la vittoria
Cantate inni al Signore, che abita in Sion, *
narrate tra i popoli le sue opere.
Vindice del sangue, egli ricorda, *
non dimentica il grido degli afflitti.
Abbi pietà di me, Signore, †
vedi la mia miseria, opera dei miei nemici, *
tu che mi strappi dalle soglie della morte,
perché possa annunziare le tue lodi, †
esultare per la tua salvezza *
alle porte della città di Sion.
Sprofondano i popoli
nella fossa che hanno scavata, *
nella rete che hanno teso
si impiglia il loro piede.
Il Signore si è manifestato, ha fatto giustizia; *
l'empio è caduto nella rete,
opera delle sue mani.
Tornino gli empi negli inferi, *
tutti i popoli che dimenticano Dio.
Perché il povero non sarà dimenticato, *
la speranza degli afflitti non resterà delusa.
Sorgi, Signore, non prevalga l'uomo: *
davanti a te siano giudicate le genti.
Riempile di spavento, Signore, *
sappiano le genti che sono mortali.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.
3^ Antifona
Dirò le tue lodi, Signore,
nell'assemblea del tuo popolo.
Versetto
V. Fammi capire, e osserverò la tua legge,
R. la custodirò con tutto il cuore.
Prima Lettura
Dal
libro di Giobbe 29, 1-10; 30, 1. 9-23
Giobbe continuò a pronunziare le sue sentenze e disse:
«Oh, potessi tornare com'ero ai mesi di un tempo,
ai giorni in cui Dio mi proteggeva,
quando brillava la sua lucerna sopra il mio capo
e alla sua luce camminavo in mezzo alle tenebre;
com'ero ai giorni del mio autunno,
quando Dio proteggeva la mia tenda,
quando l'Onnipotente era ancora con me
e i giovani mi stavano attorno;
quando mi lavavo in piedi nel latte
e la roccia mi versava ruscelli d'olio!
Quando uscivo verso la porta della città
e sulla piazza ponevo il mio seggio:
vedendomi, i giovani si ritiravano
e i vecchi si alzavano in piedi;
i notabili sospendevano i discorsi
e si mettevano la mano sulla bocca;
la voce dei capi si smorzava
e la loro lingua restava fissa al palato.
Ora invece si ridono di me
i più giovani di me in età,
i cui padri non avrei degnato
di mettere tra i cani del mio gregge.
Ora io sono la loro canzone,
sono diventato la loro favola!
Hanno orrore di me e mi schivano
e non si astengono dallo sputarmi in faccia!
Poiché egli ha allentato il mio arco e mi ha abbattuto,
essi han rigettato davanti a me ogni freno.
A destra insorge la ragazzaglia;
smuovono i miei passi
e appianano la strada contro di me per perdermi.
Hanno demolito il mio sentiero,
cospirando per la mia disfatta
e nessuno si oppone a loro.
Avanzano come attraverso una larga breccia,
sbucano in mezzo alle macerie.
I terrori si sono volti contro di me;
si è dileguata, come vento, la mia grandezza
e come nube è passata la mia felicità.
Ora mi consumo
e mi colgono giorni d'afflizione.
Di notte mi sento trafiggere le ossa
e i dolori che mi rodono non mi danno riposo.
A gran forza egli mi afferra per la veste,
mi stringe per l'accollatura della mia tunica.
Mi ha gettato nel fango:
son diventato polvere e cenere.
Io grido a te, ma tu non mi rispondi,
insisto, ma tu non mi dai retta.
Tu sei un duro avversario verso di me
e con la forza delle tue mani mi perseguiti;
mi sollevi e mi poni a cavallo del vento
e mi fai sballottare dalla bufera.
So bene che mi conduci alla morte,
alla casa dove si riunisce ogni vivente».
Responsorio Gb
30, 17. 19; 7, 16
R. Di notte mi sento trafiggere le ossa e i dolori che mi rodono non
mi danno riposo. Mi ha gettato nel fango: * sono diventato polvere e
cenere.
R. Lasciami, Signore, perché un soffio sono i miei giorni;
V. sono diventato polvere e cenere.
Seconda Lettura
Dagli
«Atti del martirio» dei santi Giustino e Compagni (Cap.
1-5; cfr. PG 6, 1366-1371)
Dopo il loro arresto, i santi furono condotti dal prefetto di Roma di nome
Rustico. Comparsi davanti al tribunale, il prefetto Rustico disse a Giustino:
«Anzitutto credi agli dèi e presta ossequio agli imperatori».
Giustino disse: «Di nulla si può biasimare o incolpare chi obbedisce ai
comandamenti del Salvatore nostro Gesù Cristo». Il prefetto Rustico disse:
«Quale dottrina professi?». Giustino rispose: «Ho tentato di imparare tutte le
filosofie, poi ho aderito alla vera dottrina, a quella dei cristiani, sebbene
questa non trovi simpatia presso coloro che sono irretiti dall'errore». Il
prefetto Rustico disse: «E tu, miserabile, trovi gusto in quella dottrina?».
Giustino rispose: «Sì, perché io la seguo con retta fede». Il prefetto
Rustico disse: «E qual è questa dottrina?». Giustino rispose: «Quella di
adorare il Dio dei cristiani, che riteniamo unico creatore e artefice, fin da
principio, di tutto l'universo, delle cose visibili e invisibili; e inoltre il
Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, che fu preannunziato dai profeti come colui
che doveva venire tra gli uomini araldo di salvezza e maestro di buone
dottrine. E io, da semplice uomo, riconosco di dire ben poco di fronte alla sua
infinita Deità. Riconosco che questa capacità è propria dei profeti che
preannunziano costui che poco fa ho detto essere Figlio di Dio. So bene infatti
che i profeti per divina ispirazione predissero la sua venuta tra gli uomini».
Rustico disse: «Sei dunque cristiano?». Giustino rispose: «Sì, sono cristiano».
Il prefetto disse a Giustino: «Ascolta, tu che sei ritenuto sapiente e credi di
conoscere la vera dottrina; se dopo di essere stato flagellato sarai
decapitato, ritieni di salire al cielo?». Giustino rispose: «Spero di entrare
in quella dimora se soffrirò questo. Io so infatti che per tutti coloro che
avranno vissuto santamente, è riservato il favore divino sino alla fine del
mondo intero». Il prefetto Rustico disse: «Tu dunque ti immagini di salire al
cielo, per ricevere una degna ricompensa?». Rispose Giustino: «Non me
l'immagino, ma lo so esattamente e ne sono sicurissimo».
Il prefetto Rustico disse: «Orsù torniamo al discorso che ci siamo proposti e
che urge di più. Riunitevi insieme e sacrificate concordemente agli dèi».
Giustino rispose: «Nessuno che sia sano di mente passerà dalla pietà
all'empietà». Il prefetto Rustico disse: «Se non ubbidirete ai miei ordini,
sarete torturati senza misericordia». Giustino rispose: «Abbiamo fiducia di
salvarci per nostro Signore Gesù Cristo se saremo sottoposti alla pena, perché
questo ci darà salvezza e fiducia davanti al tribunale più temibile e
universale del nostro Signore e Salvatore». Altrettanto dissero anche tutti gli
altri martiri: «Fa' quello che vuoi; noi siamo cristiani e non sacrifichiamo
agli idoli». Il prefetto Rustico pronunziò la sentenza dicendo: «Coloro che non
hanno voluto sacrificare agli dei e ubbidire all'ordine dell'imperatore, dopo
essere stati flagellati siano condotti via per essere decapitati a norma di
legge». I santi martiri glorificando Dio, giunti al luogo solito, furono
decapitati e portarono a termine la testimonianza della loro professione di
fede nel Salvatore.
Responsorio At 20, 21. 24; Rm 1, 16
R. Non mi sono mai sottratto a ciò che poteva essere utile, al fine
di predicare il Signore nostro Gesù Cristo. * Questo è il servizio che
mi fu affidato: rendere testimonianza al messaggio della grazia di Dio.
V. Io non mi vergogno del vangelo, poiché è potenza di Dio per la
salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco.
R. Questo è il servizio che mi fu affidato: rendere testimonianza
al messaggio della grazia di Dio.
Orazione
O Dio, che hai donato al santo martire Giustino una mirabile
conoscenza del mistero del Cristo, attraverso la sublime follia della croce,
per la sua intercessione allontana da noi le tenebre dell'errore e confermaci
nella professione della vera fede. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo
Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per
tutti i secoli dei secoli. Amen.